Mercoledì, Febbraio 08, 2012

Importanza della mente

altImparare a difendersi implica ovviamente utilizzare il proprio corpo e allenarsi a colpire l'avversario ed a schivare i suoi colpi.

Purtroppo non è altrettanto ovvio che tutto questo, a prescindere dalla disciplina che si decide di scegliere, risulta assolutamente inutile senza una adeguata preparazione mentale.


Lo stress di una aggressione reale, per strada, quando meno uno se l’aspetta, cambia completamente lo scenario mentale.

 


 

Sapersi difendere per strada è molto molto lontano dal saper eseguire correttamente una tecnica in palestra.

Per questo motivo cerco di “uscire il più possibile dalle palestre”.


Dobbiamo predisporre la nostra mente ad avere una reazione istintiva che implichi l’applicazione delle tecniche e ci salvi la pelle.

Insomma è un po’ come aver frequentato un corso di guida sicura in pista dove ci hanno insegnato a affrontare la cosiddetta “prova dell’alce” scartando un ostacolo ad alta velocità, e poi farlo effettivamente quando un’auto ci tagli la strada.

In pista eravamo al massimo della nostra concentrazione e soprattutto sapevamo cosa stavamo per affrontare. Nella realtà stavamo pensando a tutt’altro, magari stavamo conversando con il passeggero o al telefono e la nostra mente era lontana anni luce dall’essere predisposta alla reazione.


In quel momento, quando un’auto esce senza guardare a poche decine di metri dal nostro cofano, non abbiamo certamente il tempo di pensare a cosa fare, ne’ tantomeno di ricordare cosa ci era stato insegnato in pista.


In quel momento la reazione è meramente istintiva, inconscia, e spesso, a prescindere dal risultato generato, facciamo fatica a ricordare “cosa abbiamo fatto”.

Il comando partito dal cervello non è certamente stato: “piede sinstro schiaccia la frizione, piede destro schiaccia il freno, mano destra… ecc”; il comando è stato “PERICOLO – SALVATI!!!”


“Ma allora a cosa serve allenarsi?”


Uno dei miei grandi mentori, Robin Sharma, diceva: “Noi siamo come le arance, quando veniamo spremuti, stressati, esce il succo”.

Vale per il carattere, vale per i condizionamenti.


La buona notizia è che possiamo scegliere che succo mettere dentro l’arancia!


La notizia meno buona è che se non ce lo mettiamo noi ce lo metterà qualcun altro (fuori dal nostro controllo) e così troviamo persone che dopo aver reagito in maniera poco efficace ad uno stimolo ad alto stress, si lamentano ancora, come se fosse stato qualcun altro a reagire “Non è colpa mia, mi ha spaventato e sono rimasto bloccato…”, “non è giusto, mi ha aggredito di sorpresa, altrimenti avrei fatto…”, e così sono pronti poi per prendersela con la sfortuna, con l’Universo ecc.


“Ok allora come facciamo a cambiare il succo dell’arancia?”


Con le tecniche di Mental Training.

Ce ne sono moltissime e sono la parte più importante dei miei corsi di autodifesa.

Buona parte sono ispirate alla PNL e alle neuroscienze.

Altre sono tecniche mentali che ho appreso in decine di corsi che ho frequentato in questi anni.


Si dividono sostanzialmente in gruppi:

A)  Tecniche di apprendimento profondo:

Sono tecniche didattiche che utilizzo durante l’insegnamento e raccolgono tutto ciò che è finalizzato a “far passare il messaggio” ad un livello più profondo, cioè alla mente inconscia. Tra queste molto importanti sono le immagini e le metafore che utilizzo per comunicare, lo stato emotivo che vado a creare negli allievi durante le lezioni, l’utilizzo delle parole, dei toni, dei cambi di volume. Per utilizzare un’espressione un po’ tecnica, una gestione della comunicazione verbale (cosa dico), paraverbale (come lo dico) e non verbale (come mi muovo, come respiro, gli sguardi, le espressioni del volto, ecc).

B)   Tecniche di condizionamento:

Una volta appresa “accademicamente” la tecnica, bisogna fare in modo che  “venga fuori al momento giusto”. In questa fase simuliamo le condizioni di aggressione con un grado crescente di stress, di variabili e di velocità. Gli allievi imparano a reagire in condizioni sempre più complesse e “a sorpresa”. Si lavora in contesti simili a quelli reali (bar, ufficio, auto, ascensore, ecc), a volte al buio o bendati, con musica assordante o mentre viene richiesto di effettuare calcoli matematici o di ripetere sequenze mnemoniche. Tutto questo per occupare la parte razionale del cervello, variando anche le diverse aree, e andare a “spremere” la reazione inconscia.

C)   Tecniche di programmazione mentale:

Questa è la parte più profonda e affascinante del training.

Qui si lavora sulla struttura psicologica della persona, sui suoi condizionamenti e credenze. Ovviamente questa è l’area che ha maggior impatto sulla qualità dell’arancia.

Ma ha senso solo dopo aver lavorato bene nelle due fasi precedenti.

Si identificano e si rimuovono i blocchi che potrebbero paralizzarci durante l’aggressione. A volte si lavora su vere e proprie fobie (rimuovibili in pochi minuti!).

Il concetto fondamentale è l’autoimmagine, la capacità di vedersi come vincitori in caso di aggressione, di sapere profondamente che cosa faremo in quel frangente.

Gli strumenti fondamentali sono visualizzazione, evocazione delle emozioni, meditazione guidata, programmazione mentale.

E’ un lavoro totalmente mentale atto a ri-programmare la mente inconscia.

Una parte può essere gestita in gruppo (generalmente in stage specifici), mentre alcuni aspetti più profondi possono essere affrontati in una coaching one-to-one.


Buon allenamento a tutti.


Federico

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